
Una nuova rielaborazione della prima Piramide Alimentare del 1992, inizialmente ideata dall'USDA (Ministero dell'Agricoltura degli Stati Uniti) è stata proposta da scienziati dell'Harvard School of Public Health come lo strumento più efficace per comunicare l'importanza di determinati alimenti e degli elementi nutrizionali che questi apportano.
La Piramide Alimentare rappresenta, ormai da molti anni, una potente icona; un'illustrazione estremamente semplice che riesce a spiegare in un lampo quali siano gli elementi fondamentali
che permettono una corretta alimentazione. E' stata insegnata nelle scuole, seguita ed analizzata da tutti i mass media ed anche pubblicizzata sulle etichette di alcuni alimenti.
Secondo gli esperti della nutrizione dell'autorevole Harvard School of Public Health, lo scopo fondamentale della Piramide Alimentare è soprattutto quello di offrire le migliori direttive per mangiare in maniera sana e nutriente, basandosi su dati evidenti e completamente slegati da eventuali interessi commerciali; la rielaborazione che è stata effettuata si fonda sui migliori e più aggiornati dati scientifici disponibili circa i legami tra salute ed alimentazione, ed offre delle precise indicazioni per aiutare le persone a fare le scelte migliori su cosa mangiare.
La base della Piramide Alimentare è rappresentata dal quotidiano esercizio fisico e controllo del peso corporeo. Perché? Questi due fattori influiscono in maniera determinante sulle possibilità di rimanere sani; essi determinano, infatti, anche cosa e come mangiare, ed anche il modo con cui ci si correla con il cibo.
Nella Piramide Alimentare rivista da Harvard, gli scienziati hanno voluto separare di proposito i cereali raffinati dai cereali integrali, e hanno sottolineato l'importanza degli oli (lipidi e steroli) che questi ultimi contengono, come altri alimenti di origine vegetale, e che sono indispensabili per sostenere la salute, la vitalità e la longevità.
Nel corso degli ultimi anni i ricercatori e le istituzioni pubbliche operanti nel settore della salute, come la Food and Drug Administration, il Ministero dell'Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), il Center for Disease Control e molte altre analoghe, si sono impegnati a fondo nel promuovere il consumo dei cereali integrali. Ma, nonostante le molte iniziative intraprese in questa direzione, il consumo medio di cereali integrali da parte dei cittadini non è cresciuto in modo apprezzabile.
Per questo gli scienziati della Wake Forest University, che hanno appena portato a termine un'importante indagine generale sui benefici dei cereali integrali, stanno facendo pressioni su personaggi politici, su altri scienziati, su operatori sanitari per ottenere un aumento degli sforzi in questa direzione.
Nel loro studio comparato, che ha visto il coinvolgimento di 149.000 persone e che è stato pubblicato sul numero del 24 aprile 2007 del Journal of Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Disease, affermano: "Si rileva una costante ed inversa correlazione tra un'alimentazione ricca di cereali integrali e l'incidenza di malattie cardiovascolari negli studi epidemiologici condotti su questi soggetti".
Hanno scoperto che due porzioni e mezzo al giorno di cereali integrali possono ridurre del 21% il rischio di malattie cardiovascolari. Sebbene le fibre giochino un ruolo molto importante rispetto a questo beneficio, essi hanno evidenziato come siano coinvolti molti altri fattori importanti.
Sempre gli stessi scienziati spiegano che quando i cereali integrali vengono raffinati molti degli agenti biologicamente attivi che sono presenti al loro interno, tra cui fibre, vitamine, minerali, fitosteroli e altri composti vegetali vengono eliminati. Al riguardo hanno puntualizzato che: "questi agenti biologici influenzano il rischio cardiovascolare attraverso effetti sull'omeostasi del glucosio, dei lipidi e delle lipoproteine, la funzione endoteliale (cioè il funzionamento di un particolare tipo di cellule) e altri meccanismi, probabilmente connessi con molti dei benefici riscontrati a fronte di maggiori quantità di cereali integrali assunti".
Nel numero di gennaio 2006 dell'American Journal of Clinical Nutrition (1), uno studio intitolato "L'assunzione di cereali integrali è inversamente associata alla sindrome metabolica ed alla mortalità negli anziani" mostra che le persone anziane che mangiano cereali integrali regolarmente hanno un rischio di sviluppare malattie cardiache e sindrome metabolica significativamente ridotto. Al contrario, i cereali raffinati sono risultati associati ad un aumento del rischio di sindrome metabolica.
Questi dati ci riportano ad uno studio pubblicato nel 2002 dal titolo "Effetti dei cereali integrali sull'insulinoresistenza in adulti iperinsulinemici in soprappeso" (2), che ha dimostrato un vantaggio dei cereali integrali su quelli raffinati al fine di controllare i livelli di insulinemia. Inoltre vanno citati altri studi importanti che dimostrano il legame tra cereali integrali e la salute del cuore. Si tratta di studi condotti su 34.000 donne in post-menopausa (3), su 75.000 soggetti seguiti per 12 anni (4), o su 44.000 uomini (5).
Questi studi hanno portato come risultato finale l'importanza dei cereali integrali nella nostra alimentazione al fine di ridurre il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari.
La scienza ha dimostrato ormai da molto tempo i benefici derivanti da un'alimentazione ricca di cereali integrali. Questi benefici si traducono in una riduzione dei rischi di malattie cardiovascolari e di alcuni tipi di tumori.
E' stato scoperto anche il ruolo che questi hanno nella struttura e nel funzionamento delle cellule, aiutandole a rimanere sane, efficienti e piene di energia. Recenti ricerche condotte dall'US National Health and Nutrition Evaluation Surevy (NHANES) dimostrano che, nonostante tutti gli sforzi profusi nella comunicazione, appena l'8% della popolazione assume la quantità raccomandata di 3 porzioni al giorno di cereali integrali.
Questo significa che il restante 92% della popolazione soffre di carenze che non solo compromettono la salute cardiovascolare e la longevità, ma anche altre funzioni biochimiche basilari del corpo.
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